L’isola delle stelle cadenti

Non gliene viene bene una al povero Rosario Crocetta, il governatore della regione siciliana. Manco il tempo di vantare una solida maggioranza – nientemeno che il Pd unito all’Udc – e già nella elezione del presidente del Parlamento, a Sala d’Ercole, gli si sfascia il pallottoliere. Per cavarsi d’impiccio, infatti, tra assenze e franchi tiratori è dovuto intervenire il soccorso azzurro, il Pdl di Giuseppe Castiglione e venirne così a capo. Non gli era venuta tanto bene neppure la composizione della giunta di governo.
5 AGO 20
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Non gliene viene bene una al povero Rosario Crocetta, il governatore della regione siciliana. Manco il tempo di vantare una solida maggioranza – nientemeno che il Pd unito all’Udc – e già nella elezione del presidente del Parlamento, a Sala d’Ercole, gli si sfascia il pallottoliere. Per cavarsi d’impiccio, infatti, tra assenze e franchi tiratori è dovuto intervenire il soccorso azzurro, il Pdl di Giuseppe Castiglione e venirne così a capo. Non gli era venuta tanto bene neppure la composizione della giunta di governo. Ogni giorno, infatti, gliene capitava una: la dottoressa Francesca Basilico D’Amelio, richiesta per l’assessorato all’Economia, si dimetteva non potendo – per l’appunto – allontanarsi da Roma. Un’altra dottoressa, si ritrovava in ambasce per un problema minimo coi tribunali; la ragazza, poi, Nelli Scilabra, prendeva in mano l’assessorato alla Formazione non avendone di suo, nessuna: fuoricorso all’Università da diversi lustri e una media di 22 risicata. E Antonio Zichichi, poi, lo scienziato, si adoperava da assessore alla Cultura ma da Zurigo. Non è, infatti, nella possibilità di lasciare da solo il bosone nel grande bunker elvetico delle sue ricerche. Vuole le centrali nucleari in Sicilia. Dio ce ne scampi. E non tanto per l’ambientalismo. Ma ce li vedete gli stagionali e i precari alle prese con le centrali? Una cosa è incendiare un bosco o la riserva dello Zingaro per incrementare il clientelismo dei lavori socialmente utili, un’altra è dare fuoco ai reattori.
Non gliene viene bene una, almeno una, al povero Crocetta. Tutte stelle, queste, prese in prestito dal firmamento dei famosi, tutte però prossime a farsi cadenti. Ma in tutto questo governare la Sicilia, con le sue stelle cadenti e sempre più ingovernabili, un credito, però, glielo vogliamo concedere: Crocetta, ben consigliato da Klaus Davi (che è il vero demiurgo di Sicilia), si sta adoperando per forgiare nel dada la terrà dei paradossi e delle bizzarrie. Come non amarlo, dunque, il Crocetta, per quella scena tutta pop dei commessi – maestri di cerimonia nel più antico Parlamento di Europa – mentre inseguono l’assessore Franco Battiato, di nero pullover vestito, intanto che lo supplicano di metterla una cravatta, fosse pure quella di risulta custodita per ogni evenienza in portineria? E non gliene viene bene una perché i tempi, ahinoi, sono questi: i deputati del movimento Cinque stelle, tutti col pizzetto ordinario, accompagnati da un codazzo di amici e parenti, fanno confusione mentre il presidente, consigliato dalla sua verve di sinceronazzo, bacia tutti come nel codice Cuffaro. Ed è l’unica cosa, questa, che gli viene bene: imitare il dolcissimo Totò. Oggi a Rebibbia ma pure sempre stella ridente del firmamento di Sicilia.